La collusione e le sue basi sperimentali.

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Renzo Carli

Abstract

Con questo lavoro mi propongo di evidenziare il rapporto tra la proposta di un modello teorico, il costrutto di collusione, e la prassi sperimentale che ho sviluppato negli anni precedenti tale proposta; ricerca che, nel suo sviluppo, ha consentito di porre le basi concettuali per la proposta del modello. 
Mi riferisco al modello di collusione, proposto da Carli e Paniccia all’inizio degli anni ottanta (Carli R., Paniccia R. M., 1981) e successivamente precisato e approfondito al fine di porre le basi per l’analisi della domanda e più in generale per proporre una teoria psicoanalitica della relazione sociale e della convivenza.
Si tratta di un modello che ha come unità di analisi la relazione, non il singolo individuo. Un modello che si fonda sulla simbolizzazione affettiva collusiva, vale a dire sulla simbolizzazione affettiva concernente il medesimo contesto, che costruisce la relazione tra chi quel contesto condivide. Abbiamo più volte sottolineato che si tratta di un contesto “culturale” e non strutturale ; la co-occorrenza delle simbolizzazioni affettive non richiede, quindi, la compresenza di chi concorre alla fenomenologia collusiva entro uno spazio od un tempo definiti. La collusione è un fenomeno che attraversa gruppi, organizzazioni, dimensioni culturali; è un fenomeno che fonda la relazione sociale. Ciò che vorrei approfondire è l’esperienza sperimentale, nell’ambito della psicologia clinica e sociale, che ha consentito di porre le basi per la formulazione di questo costrutto.


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Sezione

Ricerche

Come citare

Carli, R. (2013). La collusione e le sue basi sperimentali. Rivista Di Psicologia Clinica , 2-3. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1175

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