Pulcinella o dell’ambiguità.

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Renzo Carli

Abstract

La relazione con gli “oggetti” simbolizzati emozionalmente, che fonda il nostro rapporto con la realtà, è connotata dall’ambiguità: una difficile e quotidiana commistione di emozioni che portano a vivere l’altro come amico e al contempo nemico; come potente e al contempo debole; come appartenente, interno a noi, e al contempo estraneo, fuori di noi. Potremmo continuare a lungo. 
L’ambiguità, o meglio ciò che corrisponde emozionalmente a quanto chiamiamo ambiguità, è la modalità originaria con cui il modo inconscio della mente vive la relazione. Amico e nemico, fuori e dentro, potente e debole, presente e assente, d’altro canto, sono categorie descrittive che ci aiutano a parlare, sia pur approssimativamente, di eventi emozionali che siamo “costretti” a comunicare, anche in questo scritto, tramite il linguaggio; definizioni, già organizzate e orientate emozionalmente, di quanto si vive entro la “logica delle emozioni”, ben lontana dalla logica che organizza e intenziona il linguaggio. L’originaria ambiguità può indurre ansia; giustifica la propensione a “risolvere”, in un modo o nell’altro, la relazione ambigua e quindi non definita emozionalmente, con gli oggetti. L’agito emozionale serve allo scopo: quando si agiscono le emozioni, l’oggetto che è il destinatario dell’agito diviene univocamente “amico” o “nemico”, se l’ambivalenza originaria concerne questo primitivo “schema” di simbolizzazione. Soluzione dell’ambiguità e agito emozionale sono sincrone, temporalmente: non c’è soluzione dell’ambiguità senza agito emozionale; l’agito emozionale implica, sempre, una soluzione dell’ambiguità insita nella simbolizzazione dell’oggetto a cui l’agito è rivolto. Se, di contro, la simbolizzazione emozionalmente ambigua viene “pensata”, allora è possibile elaborare l’ambiguità originaria, è possibile coglierne le motivazioni, districarne le contraddizioni, costruire un pensiero “dividente” che stabilisce rapporti tra i vari aspetti dell’oggetto originariamente ambiguo. 
Seguendo queste brevi note, si può affermare che il modo inconscio della mente si manifesta tramite l’ambiguità emozionale, intesa come configurazione emozionale contraddittoria e indefinita degli oggetti con i quali si entra in rapporto. E’ l’agito da un lato, il pensiero che organizza e prelude all’azione dall’altro, che portano alla definizione emozionale degli oggetti e quindi ad una relazione organizzata con loro. Va anche ricordato che l’originaria ambiguità è una risorsa per la nostra conoscenza della realtà oggettuale, per un adattamento non stereotipale e capace di una relazione con l’oggetto ambiguo, quindi estraneo. La soluzione dell’ambiguità comporta la trasformazione dell’oggetto in un interlocutore definito emozionalmente, ma viene pagata con la perdita della possibilità di scambio con l’estraneo. La soluzione dell’ambiguità comporta la trasformazione dell’estraneo in un oggetto che si può possedere, quindi il passaggio dallo scambio al possesso.
La tolleranza dell’ambiguità originaria, associata agli oggetti della relazione, è difficile. Comporta la mancata soluzione dell’indefinitezza emozionale dell’oggetto, comporta quindi la capacità di stabilire relazioni con oggetti che non siano definitoriamente configurati, sotto il profilo emozionale, come “buoni” o “cattivi”, come “amici” o “nemici”. Le componenti rituali delle culture possono essere intese quali modi per dare all’ambiguità una soluzione rassicurante e canalizzata entro linee di relazione usuali, ad esempio di relazione amica. La difficoltà di tollerare l’ambiguità è ben nota nella relazione psicoterapeutica ad orientamento psicoanalitico, dove il silenzio dell’analista può essere mal tollerato dal paziente che vuole configurare lo psicoterapista, fin dai primi momenti della relazione, entro lo schema amico-nemico. L’erotizzazione della relazione, ad esempio, può essere un modo per dare una soluzione emozionale all’ambiguità dell’oggetto entro la psicoterapia. In una lettura che utilizzi le categorie in analisi, la psicoterapia può essere vista quale storia delle diverse soluzioni dell’ambiguità, agite entro la relazione analitica. Ma anche l’esperienza quotidiana di ciascuno di noi entro la relazione sociale può essere letta attraverso la categorizzazione delle diverse soluzioni dell’ambiguità emozionale incontrata nei nostri rapporti usuali. Le regole del gioco entro le relazioni, i ruoli sociali, le configurazioni del potere entro i rapporti, le categorie di conoscenza dell’altro sono tutte modalità volte a dare una soluzione sufficientemente stabile all’ambiguità emozionale, inevitabile entro ogni esperienza relazionale. Se, ad esempio, l’ambiguità viene risolta con una lettura del tipo amico-nemico, allora ci si potrà mettere in relazione con l’altro, l’estraneo fonte di ambiguità, tramite modalità di attacco-fuga, di dipendenza o di accoppiamento, per seguire il modello degli assunti di base proposti da Bion. Se di contro si tollera l’originaria ambiguità dell’estraneo, si potrà vivere un’esperienza di scambio ove la soluzione dell’ambiguità sarà, via via, l’esito elaborato entro lo scambio stesso. Si pensi, ad esempio, alla relazione ambigua con il cibo in un paese estraneo a noi, quale l’India. Ci sono persone che risolvono l’ambiguità verso un cibo sconosciuto con una categoria ripetitiva e semplice: speziato significa nemico. Di qui la ricerca di cibi “non speziati” nella patria delle spezie. Di qui, anche, l’impossibilità di conoscere un universo culinario complesso e variegato, con il solo obiettivo di evitare un aspetto dell’estraneità (l’uso delle spezie, il sapore delle spezie) simbolizzato come nemico. Questi processi di drastica e pragmaticamente violenta riduzione dell’ambiguità, d’altro canto, accompagnano quotidianamente l’esperienza di relazione sociale in tutte le culture. Sino al punto da far sembrare utopica l’accettazione dell’ambiguità, la sua “tolleranza” entro la relazione. 

Con questo scritto intendo esplorare la figura dei Pulcinella, disegnati da Domenico Tiepolo, come espressione artistica dell’ambiguità che caratterizza il modo d’essere inconscio della mente. 
Ritengo che i Pulcinella di Domenico Tiepolo siano, di fatto, “oggetti” indefiniti emozionalmente, capaci di rappresentare quell’ambiguità, quell’indefinitezza emozionale propria dell’inconscio. Penso anche che molte opere d’arte possono essere viste quali tentativi di dare una soluzione emozionale chiara e esplicita all’ambiguità emozionale; molte altre, di contro, possono rappresentare l’espressione dell’ambiguità che sospende, in chi ne fruisce, il prendere parte entro le dicotomie emozionali amico-nemico, dentro-fuori, sopra-sotto, davanti dietro; vale a dire entro quelle dicotomie emozionali che organizzano le più primitive soluzioni all’ambiguità. Esempi della prima funzione, attribuita all’arte, si possono ritrovare nelle opere di divulgazione religiosa; un esempio lo si può trovare negli affreschi, concepiti per divulgare la conoscenza del nuovo o del vecchio testamento al popolo dei fedeli, dipinti sulle pareti del duomo di San Geminiano. Ma anche le opere “didascaliche” e predicatorie di certa arte contemporanea: un esempio su tutti, la spazzatura eretta ad oggetto da contemplare e meditare. Esempi della seconda funzione si hanno in proposte artistiche che non danno soluzioni emozionali esplicite od implicite, quali l’arte astratta nelle sue espressioni più alte, ad esempio di un Kandinskij e di un Mondrian; il suprematismo di Malevich; ma anche ilnouveau réalisme di Arman nei suoi assemblages di violini spaccati, di pennelli, di orologi o di tubetti di colore. Quell’Arman caro ad Umberto Eco, che di lui ebbe a dire “trasforma la monodia dell’identico in sinfonia dell’eterogeneo”.

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Biografia autore

Renzo Carli

Professore ordinario di Psicologia clinica presso la Facoltà di Psicologia 1 dell’Università “La Sapienza” di Roma, presidente del corso di laurea “intervento clinico per la persona, il gruppo e le istituzioni”, membro ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e dell'International Psychoanalytical Association.

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