[Le Giornate sulla resocontazione come metodo di intervento in Psicologia Clinica] - Il resoconto e la diagnosi.
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Abstract
In un lavoro precedente (Carli, 2007) ho proposto una definizione del resoconto e alcune linee metodologiche per la sua utilizzazione in psicologia clinica.
Il resoconto acquista senso e utilità soltanto entro una specifica concezione della psicologia clinica, ove la relazione sia considerata quale mezzo e oggetto dell’intervento.
Attenzione alla relazione: vale a dire sviluppo di una teoria della tecnica che si proponga di intervenire nell’ambito della relazione, in coerenza con il paradigma individuo-contesto.
Quest’ottica si pone in alternativa ad altre, differenti visioni della psicologia clinica: quelle che la identificano con lo studio e il trattamento dei fenomeni psicopatologici. Quando si assimila la psicologia clinica alla diagnosi e al trattamento dei disturbi psicopatologici, visto che la psicopatologia caratterizza l’individuo, si accetta implicitamente una visione individualistica dei problemi “psicologici”. La psicopatologia, in altri termini, concettualmente e pragmaticamente restringe il suo interesse all’individuo e al deficit del quale l’individuo è portatore, quale deviazione dalla normalità.
Prenderò brevemente in considerazione due di queste vision della psicologia clinica, entrambe volte a sancire l’identificazione della psicologia clinica con la diagnosi e il trattamento di specifiche forme psicopatologiche. Una di queste scuole di pensiero fa riferimento alla “verifica della psicoterapia”; l’altra alla “psicologia della salute”. La prima, come vedremo, deve assimilare la psicologia clinica alla psicopatologia, per poter ancorare la verifica ad una modificazione delle condizioni diagnosticate primadell’applicazione psicoterapeutica; ma anche per comprendere, in termini psicopatologici, il processo psicoterapeutico. La seconda deve relegare la psicologia clinica entro l’ambito della diagnosi e del trattamento della psicopatologia, per occupare lo spazio teorico e pragmatico che, in tal modo, la psicologia clinica è costretta a “liberare”. Motivazioni differenti, come si vede, ma entrambe volte a restringere l’ambito teorico e pragmatico della psicologia clinica.
Prima di avanzare alcune considerazioni sul resoconto, mi propongo di esporre brevi notazioni critiche sui due modelli riduttivi della psicologia clinica alla psicopatologia che, come ho appena detto, si possono identificare nella “verifica della psicoterapia” da un lato, nella “psicologia della salute” dall’altro.
Il resoconto acquista senso e utilità soltanto entro una specifica concezione della psicologia clinica, ove la relazione sia considerata quale mezzo e oggetto dell’intervento.
Attenzione alla relazione: vale a dire sviluppo di una teoria della tecnica che si proponga di intervenire nell’ambito della relazione, in coerenza con il paradigma individuo-contesto.
Quest’ottica si pone in alternativa ad altre, differenti visioni della psicologia clinica: quelle che la identificano con lo studio e il trattamento dei fenomeni psicopatologici. Quando si assimila la psicologia clinica alla diagnosi e al trattamento dei disturbi psicopatologici, visto che la psicopatologia caratterizza l’individuo, si accetta implicitamente una visione individualistica dei problemi “psicologici”. La psicopatologia, in altri termini, concettualmente e pragmaticamente restringe il suo interesse all’individuo e al deficit del quale l’individuo è portatore, quale deviazione dalla normalità.
Prenderò brevemente in considerazione due di queste vision della psicologia clinica, entrambe volte a sancire l’identificazione della psicologia clinica con la diagnosi e il trattamento di specifiche forme psicopatologiche. Una di queste scuole di pensiero fa riferimento alla “verifica della psicoterapia”; l’altra alla “psicologia della salute”. La prima, come vedremo, deve assimilare la psicologia clinica alla psicopatologia, per poter ancorare la verifica ad una modificazione delle condizioni diagnosticate primadell’applicazione psicoterapeutica; ma anche per comprendere, in termini psicopatologici, il processo psicoterapeutico. La seconda deve relegare la psicologia clinica entro l’ambito della diagnosi e del trattamento della psicopatologia, per occupare lo spazio teorico e pragmatico che, in tal modo, la psicologia clinica è costretta a “liberare”. Motivazioni differenti, come si vede, ma entrambe volte a restringere l’ambito teorico e pragmatico della psicologia clinica.
Prima di avanzare alcune considerazioni sul resoconto, mi propongo di esporre brevi notazioni critiche sui due modelli riduttivi della psicologia clinica alla psicopatologia che, come ho appena detto, si possono identificare nella “verifica della psicoterapia” da un lato, nella “psicologia della salute” dall’altro.
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Come citare
Carli, R. (2008). [Le Giornate sulla resocontazione come metodo di intervento in Psicologia Clinica] - Il resoconto e la diagnosi. Rivista Di Psicologia Clinica , 2. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1005