Famiglie con un figlio disabile: La domanda nei confronti dei servizi e della psicologia
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Abstract
A 20 famiglie con un figlio disabile in età scolare del Centro Sud Italia è stato chiesto cosa pensano dei servizi ai quali si sono rivolte; le interviste sono state sottoposte ad Analisi Emozionale del Testo. I risultati dicono che le famiglie si sentono fortemente dipendenti dai servizi, sia pubblici che privati, che vivono come autocentrati intorno a una tecnicalità sanitaria incapace di accompagnarle verso un futuro ove cure e riabilitazione non sono più sufficienti. Al tempo stesso la professione vissuta come più presente è quella medica, che attraversa tutti i servizi, sia sanitari che scolastici, predomina in essi ed è l’unica che entra in famiglia quando questa in fine si ritrova da sola con il problema irrisolto e disperante del futuro del disabile. La scuola è l’unico servizio non sanitario presente nei dati, ed è il solo con finalità di socializzazione, ma l’inclusione del disabile in un contesto sociale più ampio di quello della famiglia si conclude con la fine della scuola stessa, che nella percezione delle famiglie si dimostra a sua volta autocentrata e incapace di accompagnare il disabile verso un futuro vivibile. La professione psicologica appare assimilata a quella medica entro tecniche diagnostiche e riabilitative autocentrate, e non aiuta le famiglie a evitare l’isolamento senza futuro. La cultura medica prevale nel vissuto anche grazie alle sue indispensabilità ed efficacia, ma tale prevalenza ci parla anche del sostanziale fallimento dell’integrazione, dimostrato dal vissuto di assenza di futuro e dal destino di isolamento per i disabili e le loro famiglie
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Come citare
Paniccia, R. M., Giovagnoli, F., Bucci, F., & Caputo, A. (2015). Famiglie con un figlio disabile: La domanda nei confronti dei servizi e della psicologia. Rivista Di Psicologia Clinica , 2, 84-107. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1320