Politica della psicologia clinica e/o psicologia clinica della politica.
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Abstract
Il presente contributo costituisce una sintesi di alcune recenti nostre osservazioni sul particolare modo in cui stiamo provando a riconcepire e ridefinire alcune aree della psicologia clinica.
Prima di farlo, riteniamo necessarie alcune brevi premesse che costituiscono il contesto o la cornice epistemologica e metodologica all'interno della quale pensiamo e strutturiamo il lavoro clinico.
Come già in altre sedi affermato e scritto, dal nostro punto di vista la psicologia in generale e la psicologia clinica in particolare vanno concepite primariamente come scienze del contesto, dell'intervento, del cambiamento e della convivenza, interessate alla progettualità, alla pensabilità e alla realizzazione di trasformazioni dello status quo, in grado, soprattutto, di cogliere e analizzare quali siano gli ostacoli che il cum - viverecomporta, cosa inibisca la dialogicità fra soggetti e diverse soggettività e l'esperienza dell'intersoggettività, cosa, in definitiva, minacci la convivenza (cfr. Carli, 2000). Noi sosteniamo che tale modo di concepire le psicologie le rende costitutivamente "impegnate politicamente".
In questa sede l'espressione "politica" è intesa come complessa dimensione psico-socio-culturale che riflette le specifiche modalità con cui all'interno di una comunità le persone concepiscono i loro rapporti, si rappresentano la convivenza, l'Altro, il diverso, la stessa comunità e le ricadute che tali rappresentazioni hanno sul benessere di ognuno (unico e reale obiettivo del lavoro clinico).
Quando pensiamo alla psicologia primariamente come psicologia per la politica, non ci riferiamo soltanto all'importanza che riveste il contesto politico nella vita psichica degli uomini o alla lettura psicologico-clinica delle dinamiche agenti all'interno dei gruppi psicopolitici (dimensioni queste certamente importanti e da indagare). Riteniamo, però, che pensare alla politica soltanto in questi termini rischia di trasformarsi in "pratica sterile", se non si è anche in grado di fornire alla politica, come scienza e arte di governare, gli strumenti per leggere ed intervenire nel sociale. Infatti, politikè è anchetechné.
Prima di farlo, riteniamo necessarie alcune brevi premesse che costituiscono il contesto o la cornice epistemologica e metodologica all'interno della quale pensiamo e strutturiamo il lavoro clinico.
Come già in altre sedi affermato e scritto, dal nostro punto di vista la psicologia in generale e la psicologia clinica in particolare vanno concepite primariamente come scienze del contesto, dell'intervento, del cambiamento e della convivenza, interessate alla progettualità, alla pensabilità e alla realizzazione di trasformazioni dello status quo, in grado, soprattutto, di cogliere e analizzare quali siano gli ostacoli che il cum - viverecomporta, cosa inibisca la dialogicità fra soggetti e diverse soggettività e l'esperienza dell'intersoggettività, cosa, in definitiva, minacci la convivenza (cfr. Carli, 2000). Noi sosteniamo che tale modo di concepire le psicologie le rende costitutivamente "impegnate politicamente".
In questa sede l'espressione "politica" è intesa come complessa dimensione psico-socio-culturale che riflette le specifiche modalità con cui all'interno di una comunità le persone concepiscono i loro rapporti, si rappresentano la convivenza, l'Altro, il diverso, la stessa comunità e le ricadute che tali rappresentazioni hanno sul benessere di ognuno (unico e reale obiettivo del lavoro clinico).
Quando pensiamo alla psicologia primariamente come psicologia per la politica, non ci riferiamo soltanto all'importanza che riveste il contesto politico nella vita psichica degli uomini o alla lettura psicologico-clinica delle dinamiche agenti all'interno dei gruppi psicopolitici (dimensioni queste certamente importanti e da indagare). Riteniamo, però, che pensare alla politica soltanto in questi termini rischia di trasformarsi in "pratica sterile", se non si è anche in grado di fornire alla politica, come scienza e arte di governare, gli strumenti per leggere ed intervenire nel sociale. Infatti, politikè è anchetechné.
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Sezione
Contributi Teorici
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Come citare
Di Maria, F., & Falgares, G. (2013). Politica della psicologia clinica e/o psicologia clinica della politica. Rivista Di Psicologia Clinica , 1. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1420