[Convegno SPS Giugno 2009 - Il tirocinio nelle strutture sanitarie e di salute mentale] - Relazione 5 - La funzione psicologica entro il contesto ospedaliero come competenza a pensare le relazioni: un servizio di prevenzione e protezione dai rischi.
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Abstract
L’intervento che presento concerne la mia esperienza di tirocinio, durata due anni e avviata a conclusione, svolta presso il Servizio Prevenzione e Protezione dai Rischi dell’ospedale di una città italiana. Il Servizio nasce nel 1994 per rispondere al decreto legislativo 626, concernente la tutela della salute e la sicurezza dei lavoratori, e si aggiorna insieme alle modifiche della legge, fino all’attuale inclusione della valutazione del rischio psicosociale. Da un esordio che aveva sottolineato gli aspetti strutturali del rischio – non a caso servizi analoghi in altri ospedali sono gestiti da ingegneri – si è andati via via includendo, in modo sempre più esplicito, aspetti concernenti la cultura dell’organizzazione.
Il Servizio ha due specificità: è gestito da medici e ha al suo interno una dirigente psicologa. Terremo presente quindi che in esso convivono competenza medica e psicologica, con i loro differenti modelli. Inoltre, in linea con l’evolvere dell’attenzione dagli aspetti prevalentemente strutturali all’inclusione di quelli culturali, si sta attuando un passaggio da una funzione prevalentemente ispettiva e di controllo a una volta anche alla consulenza organizzativa.
In tale evoluzione la competenza psicologica interna al servizio sta assumendo una funzione particolarmente rilevante. Essa infatti permette di rispondere alla legge in un modo che non sia puramente adempitivo, ma di sostanziare la valutazione di rischio psicosociale con modelli che permettono una reale conoscenza delle relazioni entro l’ospedale e un intervento sulle loro componenti disfunzionali, quindi rischiose per la salute emotiva e mentale delle persone.
Nella cultura ospedaliera il modello di organizzazione delle relazioni che tende decisamente a prevalere è quello medico. Le relazioni che fanno da cornice al rapporto tra la tecnica forte del medico e la parte malata del paziente tendono ad essere trascurate e ignorate. Ciò si traduce in un fare frenetico e faticoso, caratterizzato da quel vissuto di urgenza che accompagna un lavoro poco pensato e non organizzato da criteri e strategie, dove si producono tanti casi percepiti come eccezionali e singoli, e al tempo stesso come sempre uguali a se stessi. Questa cultura spesso richiede alla psicologia di assumersi l’onere degli aspetti problematici legati alla relazione, riconducendo individui restii, ad esempio i pazienti, al modello di relazione funzionale all’intervento medico. La funzione psicologica del Servizio, piuttosto che colludere con questa domanda di intervento sull’individuo, si pone invece quale competenza a pensare le relazioni e a promuovere cambiamento al loro interno. Relazioni con i pazienti, ma anche quelle tra operatori entro un gruppo di lavoro o tra Unità Operative.
Il Servizio ha due specificità: è gestito da medici e ha al suo interno una dirigente psicologa. Terremo presente quindi che in esso convivono competenza medica e psicologica, con i loro differenti modelli. Inoltre, in linea con l’evolvere dell’attenzione dagli aspetti prevalentemente strutturali all’inclusione di quelli culturali, si sta attuando un passaggio da una funzione prevalentemente ispettiva e di controllo a una volta anche alla consulenza organizzativa.
In tale evoluzione la competenza psicologica interna al servizio sta assumendo una funzione particolarmente rilevante. Essa infatti permette di rispondere alla legge in un modo che non sia puramente adempitivo, ma di sostanziare la valutazione di rischio psicosociale con modelli che permettono una reale conoscenza delle relazioni entro l’ospedale e un intervento sulle loro componenti disfunzionali, quindi rischiose per la salute emotiva e mentale delle persone.
Nella cultura ospedaliera il modello di organizzazione delle relazioni che tende decisamente a prevalere è quello medico. Le relazioni che fanno da cornice al rapporto tra la tecnica forte del medico e la parte malata del paziente tendono ad essere trascurate e ignorate. Ciò si traduce in un fare frenetico e faticoso, caratterizzato da quel vissuto di urgenza che accompagna un lavoro poco pensato e non organizzato da criteri e strategie, dove si producono tanti casi percepiti come eccezionali e singoli, e al tempo stesso come sempre uguali a se stessi. Questa cultura spesso richiede alla psicologia di assumersi l’onere degli aspetti problematici legati alla relazione, riconducendo individui restii, ad esempio i pazienti, al modello di relazione funzionale all’intervento medico. La funzione psicologica del Servizio, piuttosto che colludere con questa domanda di intervento sull’individuo, si pone invece quale competenza a pensare le relazioni e a promuovere cambiamento al loro interno. Relazioni con i pazienti, ma anche quelle tra operatori entro un gruppo di lavoro o tra Unità Operative.
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Come citare
Lisci, E. (2013). [Convegno SPS Giugno 2009 - Il tirocinio nelle strutture sanitarie e di salute mentale] - Relazione 5 - La funzione psicologica entro il contesto ospedaliero come competenza a pensare le relazioni: un servizio di prevenzione e protezione dai rischi. Rivista Di Psicologia Clinica , 1. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1149