Gravidanze e nascite a rischio alessitimico?
Contenuto principale dell'articolo
Abstract
Da quando a partire dalla seconda metà degli anni Quaranta Ruesch, (1948) e MacLean (1949) e successivamente Marty, de M’Uzan e David nel 1963 misero a fuoco, attraverso percorsi separati, alcune modalità di funzionamento psichico che possono essere considerate i precursori del costrutto dell’alessitimia -così come delineato nel 1970 da Nemiah e Sifneos - molti studi sono stati compiuti. In particolare rispetto all’originario concetto di Nemiah e Sifneos il modo attuale di intendere l’alessitimia è mutato: esso non viene più inteso come una caratteristica dicotomica del tipo “tutto o niente”, ma piuttosto come un tratto che può essere presente con intensità differenti nei diversi soggetti. Inoltre si ritiene che possa interessare “aree mentali” circoscritte del funzionamento di una persona, quindi presentarsi solo per determinati affetti o per contesti e situazioni (Taylor et al., 1997; 2000). Si è inoltre messo in luce come l’alessitimia si accompagni ad un particolare stile interpersonale, caratterizzato da conformità sociale, evitamento del conflitto, relazioni non ematiche, fredde o distanzianti, superficiali. Tali caratteristiche portano quindi a categorizzare pazienti alessitimici secondo un pattern di attaccamento evitante (avoidant-dismissing) (Taylor, 2000; Verhaeghe, 2004).
Se pure non esistono studi epidemiologici recenti (anche dallo studio di validazione del Tas 20 sulla popolazione italiana - compiuto dalla Bressi et al.,1996 - sono passati più di dieci anni), la crescente mole di studi testimonia un interesse che da una parte affonda le radici nella clinica e dall’altra è verosimilmente testimone di un sempre più diffuso funzionamento psichico marcato dall’incapacità di espressione ed elaborazione degli affetti. Si segnala inoltre il rischio che proprio quei professionisti che, occupandosi della salute e della malattia delle persone, dovrebbero avere più di altri consapevolezza degli affetti, siano meno capaci di leggere le emozioni proprie ed altrui: sembrerebbe infatti che il percorso di studi e formazione in Medicina e Chirurgia selezioni o incentivi funzionamenti alessitimici (Dabrassi & Manfredi 2006; Hoffmann, Formica & Di Maria, 2007).
Con tali premesse ci si interroga sul funzionamento dei reparti di ostetricia ed in particolare su quali possano essere le prime esperienze che madre e bambino vivono e su come le patologie psicosomatiche che possono accompagnare la gravidanza possano essere accolte e gestite, nella consapevolezza che queste vicende lascino tracce rilevanti nella nostra vita e contribuiscano a creare aperture verso la salute o la malattia.
Se pure non esistono studi epidemiologici recenti (anche dallo studio di validazione del Tas 20 sulla popolazione italiana - compiuto dalla Bressi et al.,1996 - sono passati più di dieci anni), la crescente mole di studi testimonia un interesse che da una parte affonda le radici nella clinica e dall’altra è verosimilmente testimone di un sempre più diffuso funzionamento psichico marcato dall’incapacità di espressione ed elaborazione degli affetti. Si segnala inoltre il rischio che proprio quei professionisti che, occupandosi della salute e della malattia delle persone, dovrebbero avere più di altri consapevolezza degli affetti, siano meno capaci di leggere le emozioni proprie ed altrui: sembrerebbe infatti che il percorso di studi e formazione in Medicina e Chirurgia selezioni o incentivi funzionamenti alessitimici (Dabrassi & Manfredi 2006; Hoffmann, Formica & Di Maria, 2007).
Con tali premesse ci si interroga sul funzionamento dei reparti di ostetricia ed in particolare su quali possano essere le prime esperienze che madre e bambino vivono e su come le patologie psicosomatiche che possono accompagnare la gravidanza possano essere accolte e gestite, nella consapevolezza che queste vicende lascino tracce rilevanti nella nostra vita e contribuiscano a creare aperture verso la salute o la malattia.
Dettagli dell'articolo
Sezione
Contributi Teorici
Copyright (c) 2024 Rivista di Psicologia Clinica - Open Access
Detentore del copyright Autore

Come citare
Manfredi, P. (2013). Gravidanze e nascite a rischio alessitimico?. Rivista Di Psicologia Clinica , 1. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1062