Tre schizzi per un ritratto
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Abstract
Nell’economia del Dipartimento di Salute Mentale, il Centro di Salute Mentale costituisce il principale luogo di incontro e di scambio tra la cittadinanza e la struttura sanitaria pubblica rivolta a tutto quell’insieme di situazioni e di bisogni riconducibili – anche attraverso l’interpretazione che il pubblico stesso attribuisce al termine – appunto, all’ambito della salute mentale. Essendo il Servizio Psichiatrico ospedaliero di Diagnosi e Cura l’altro possibile punto di accesso al Dipartimento, ma limitatamente a quelle condizioni che rivestono carattere di urgenza/emergenza con riferimento al criterio della pericolosità per sé o per gli altri.
Al Centro di Salute Mentale, che si vuole struttura costantemente aperta alle richieste del pubblico, conferisce una gamma nutrita e diversificata di domande, in coerenza con la sua mission iniziale e fondativa e con le trasformazioni e ampliamenti cui essa è andata incontro nel corso degli anni.
Oggi, in linea di massima, i dirigenti e gli amministratori ritengono che il cosiddetto “core business” del CSM e dell’intero Dipartimento, sia costituito dai bisogni assistenziali di quell’utenza che, in una logica “ex iuvantibus”, in passato sarebbe stata avviata all’Ospedale Psichiatrico. Ma si riconosce che, accanto a questa fascia di utenza, di bisogni e di domande c’è molto altro. Per esempio tutta la consistente area dei cosiddetti “disturbi emotivi comuni” o “disturbi mentali comuni”. Al riguardo uno studio recente su ampia scala, riporta che il 7,3 % della popolazione generale riferisce di aver sofferto, nel corso dell’ultimo anno, almeno una volta, di qualcosa che si configura all’interno di quella categoria. C’è poi una serie di situazioni che comuni non si possono ritenere, ma che non rivestono quei caratteri di pericolosità o di evidente devianza dalla norma da rientrare nel “core business”, e che tuttavia si associano a grandi difficoltà e acuta sofferenza per chi ne è portatore (si pensi, ad esempio, a quanto si sente ormai ricorsivamente affermare circa il progressivo aumento della prevalenza del disturbo borderline di personalità). Questa complessità della domanda che giunge al CSM rinvia inevitabilmente alla necessità di diversificare le risposte che il servizio offre e gli interventi che dispiega.
E la competenza psicologica? La competenza psicologica, presente nei CCSSMM – in misura maggiore o minore a seconda delle diverse regioni italiane – come si dispiega in questo panorama o che cosa potrebbe offrire di nuovo?
Proveremo, a questo punto, ad abbozzare un possibile e parziale disegno dell’operatività psicologica nel CSM, attraverso la presentazione di tre sintetici resoconti, quasi schizzi di altrettante situazioni cliniche; proponendo, per ciascuna, alcuni spunti di riflessione.
Al Centro di Salute Mentale, che si vuole struttura costantemente aperta alle richieste del pubblico, conferisce una gamma nutrita e diversificata di domande, in coerenza con la sua mission iniziale e fondativa e con le trasformazioni e ampliamenti cui essa è andata incontro nel corso degli anni.
Oggi, in linea di massima, i dirigenti e gli amministratori ritengono che il cosiddetto “core business” del CSM e dell’intero Dipartimento, sia costituito dai bisogni assistenziali di quell’utenza che, in una logica “ex iuvantibus”, in passato sarebbe stata avviata all’Ospedale Psichiatrico. Ma si riconosce che, accanto a questa fascia di utenza, di bisogni e di domande c’è molto altro. Per esempio tutta la consistente area dei cosiddetti “disturbi emotivi comuni” o “disturbi mentali comuni”. Al riguardo uno studio recente su ampia scala, riporta che il 7,3 % della popolazione generale riferisce di aver sofferto, nel corso dell’ultimo anno, almeno una volta, di qualcosa che si configura all’interno di quella categoria. C’è poi una serie di situazioni che comuni non si possono ritenere, ma che non rivestono quei caratteri di pericolosità o di evidente devianza dalla norma da rientrare nel “core business”, e che tuttavia si associano a grandi difficoltà e acuta sofferenza per chi ne è portatore (si pensi, ad esempio, a quanto si sente ormai ricorsivamente affermare circa il progressivo aumento della prevalenza del disturbo borderline di personalità). Questa complessità della domanda che giunge al CSM rinvia inevitabilmente alla necessità di diversificare le risposte che il servizio offre e gli interventi che dispiega.
E la competenza psicologica? La competenza psicologica, presente nei CCSSMM – in misura maggiore o minore a seconda delle diverse regioni italiane – come si dispiega in questo panorama o che cosa potrebbe offrire di nuovo?
Proveremo, a questo punto, ad abbozzare un possibile e parziale disegno dell’operatività psicologica nel CSM, attraverso la presentazione di tre sintetici resoconti, quasi schizzi di altrettante situazioni cliniche; proponendo, per ciascuna, alcuni spunti di riflessione.
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Sezione
Resoconti
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Come citare
Scala, V. (2013). Tre schizzi per un ritratto. Rivista Di Psicologia Clinica , 2. https://quadernidipsicologiaclinica.com/index.php/rpc-archivio/article/view/1034